By / 31st gennaio, 2016 / Senza categoria / Off
images (1) La stazione di Roma Termini, nelle cui immediate vicinanze si trovano Sixtythree Guesthouse e Macao Rooms, è lo snodo ferroviario di Roma centro nonchè la principale stazione ferroviaria della città e , il maggiore d'Italia e il secondo d'Europa dopo Gare de Paris Nord per traffico passeggeri. La stazione deve il suo nome alle vicine terme di Diocleziano. Storia Dopo l'apertura delle prime due linee ferroviarie dello Stato Pontificio, la ferrovia Roma Frascati - 14 luglio 1856, che si attestava a ridosso delle mura Aureliane presso la stazione di Porta Maggiore e la ferrovia Roma-Civitavecchia - 16 aprile 1859, poi successivamente prolungata fino a Pisa, che aveva capolinea presso la stazione di Porta Portese, e già noti i progetti delle linee Roma-Ceprano e Roma-Ancona, si pose il problema di dare un assetto al nodo ferroviario di Roma e, in particolare, di decidere se Roma avrebbe avuto un'unica stazione o una stazione per ciascuna linea. Su pressione di monsignor de Merode, che aveva interessi nella zona di Termini e dell'attuale via Nazionale (dallo stesso tracciata), prevalse la prima ipotesi e per la nuova stazione venne individuata l'area di Termini. Questa, situata sul colle dell'Esquilino nel rione Castro Pretorio, prende il nome dalle antiche Terme di Diocleziano, (in latino, thermae, arum), situate lungo viale Enrico de Nicola, sul lato opposto all'entrata principale della stazione. L'edificio si trova sul sito di un popoloso quartiere del II secolo, poi abbandonato, che comprendeva fondi rurali di famiglie patrizie. Nel Cinquecento vi fu costruita la villa Montalto-Peretti, di proprietà del cardinale Felice Peretti (poi papa Sisto V). La villa fu in seguito acquisita dalla famiglia Massimo, che la cedette allo Stato Pontificio al momento della realizzazione della stazione, e infine demolita. La prima stazione fu edificata a partire dal 1862 ed aperta al pubblico il 25 febbraio 1863 con il nome di "Stazione Centrale delle Ferrovie Romane", in concomitanza con l'inaugurazione del collegamento ferroviario di Roma con Ceprano e quindi Napoli. Il 2 luglio 1868 iniziarono i lavori preliminari della nuova stazione Termini con una cerimonia d'inaugurazione alla presenza del papa Pio IX[1] fino al momento della scelta del progetto definitivo che avvenne nel 1869 sul progetto dell'architetto Salvatore Bianchi. I lavori iniziarono subito ma, dopo la Presa di Porta Pia, Roma era passata al Regno d'Italia; di conseguenza i lavori subirono varie interruzioni e un rallentamento generale; finalmente i lavori furono conclusi nel 1874. Seguendo lo schema standard di quell'epoca, la stazione di Roma Termini era dotata di due fabbricati viaggiatori paralleli, uno per gli arrivi ed uno per le partenze, riuniti da una tettoia metallica centrale, simile a quella costruita poco prima a Parigi alla Gare de l'Est. Sotto la tettoia trovavano posto sei binari di testa, di cui due senza marciapiede. All'esterno della tettoia, a nord della stazione si trovavano lo scalo merci, il deposito locomotive e l'officina per la manutenzione delle carrozze. Tutti questi impianti sono stati in seguito spostati per consentire l'ampliamento del fascio di binari e la creazione di nuovi marciapiedi per il servizio viaggiatori. La facciata della vecchia stazione era di circa 200 m più avanzata rispetto ad oggi e copriva quindi quasi tutta l'attuale Piazza dei Cinquecento, raggiungendo l'attuale via Enrico De Nicola. Nel 1883 venne installata l'illuminazione elettrica sotto le tettoie e nei locali interni della stazione. Nel 1935 la rete elettrica di alimentazione arriva dal nord fino a Termini consentendo l'arrivo dei treni a trazione elettrica provenienti da Firenze. Negli anni trenta del XX secolo si decise infine di ammodernare il nodo ferroviario di Roma, e naturalmente l'opera principale di questo intervento (e una delle poche, almeno in parte, realizzate) sarebbe stata la costruzione di una nuova stazione Termini, ampliata e adatta alle esigenze di un traffico ferroviario cresciuto a dismisura rispetto al secolo precedente. Nel 1939 venne quindi approvato il progetto definitivo redatto negli ultimi mesi del 1938 da Angiolo Mazzoni[2] per la realizzazione del nuovo impianto ferroviario. I lavori iniziarono con la demolizione dell'edificio del Bianchi e la realizzazione dei corpi di fabbrica laterali, ma nel 1943 furono interrotti a seguito del peggioramento della situazione bellica e della caduta del regime fascista. Nei primi mesi del 1946 il progetto di Mazzoni fu accantonato, in quanto ritenuto inidoneo e obsoleto, soprattutto per via della facciata, sebbene nel 1943 il Mazzoni stesso avesse provveduto a modificare i disegni del 1938 eliminando ogni accenno alla monumentalità[3]. Erano già stati realizzati gli impianti, le pensiline e i corpi di fabbrica laterali (con l'eccezione del Padiglione reale)[4]. Il ministero dei Trasporti decise così di optare per una revisione generale del piano dell'opera (ad esempio la biglietteria e il ristorante, che avrebbero dovuto essere collocati nell'ala lungo via Giovanni Giolitti, furono previsti nell'atrio su piazza dei Cinquecento) e d'indire un concorso per un nuovo edificio frontale, posizionato cinquanta metri più avanti rispetto a quello del progetto mazzoniano al fine di permettere un allungamento dei binari. In occasione del concorso del 1947, il primo premio fu attribuito ex aequo agli architetti Leo Calini e Eugenio Montuori e al gruppo capeggiato da Annibale Vitellozzi comprendente Massimo Castellazzi, Vasco Fadigati e Achille Pintonello. La stazione fu così completata secondo la nuova versione, con la realizzazione dell'edificio frontale caratterizzato dalla ardita pensilina, opera (vedi foto) considerata uno degli esempi più significativi dell'architettura italiana del Dopoguerra, e fu inaugurata il 20 dicembre 1950[5]. La nuova stazione si caratterizza esteriormente per la lunga sinuosa pensilina in cemento armato popolarmente chiamata "il dinosauro", che fino a non molto tempo fa conservava volutamente sul fronte le macchie di fumo di un incendio scoppiato al principio degli anni settanta, e per l'edificio degli uffici, la cui orizzontalità è accentuata dalle sottili finestre continue. La forma non era casuale ma incorniciava il profilo delle antiche mura di Roma, oggi nascoste da un'anonima attività commerciale di una famosa catena americana.[6] Il fregio della stazione è il primo lavoro principale dello scultore ungherese Amerigo Tot. L'accesso ai treni avviene tramite la Galleria di gommata, una vera e propria strada pedonale trasversale che collega via Giolitti a via Marsala, dalla quale sono immediatamente raggiungibili tutti i principali servizi di stazione. La galleria offre un'ampia offerta di esercizi commerciali che formano, insieme con il piano sotto terra, il Forum (il pavimento di gomma del 1950 è stato successivamente sostituito da altro materiale). La struttura: 225.000 m² di superficie totale. Sul piazzale antistante fu eretta l'altissima Lampada OSRAM, che per la sua immediata riconoscibilità è stata per anni uno tipico punto d'incontro a Roma centro per romani e visitatori, protagonista anche dell'omonima canzone di Claudio Baglioni dall'album Sabato pomeriggio (in seguito la struttura è stata disinstallata). Ristrutturata in occasione del Giubileo del 2000, la stazione è divenuta un importante punto di riferimento per turisti e cittadini romani, soprattutto grazie alla presenza di numerosi servizi quali il Forum Termini, un grande centro commerciale situato nel sottosuolo della stazione. Il 23 dicembre 2006 con una cerimonia ufficiale la stazione Termini è stata dedicata a papa Giovanni Paolo II.[7] Nell'estate del 2011 sono iniziati i lavori per la costruzione di una galleria sopraelevata che conterrà vari servizi per i viaggiatori e un parcheggio a tre piani capace di ospitare 1377 auto e 85 moto. La superficie della galleria dei servizi sarà pari a 6000 metri quadrati in corrispondenza della testata dei binari, ad una altezza di 2,3 metri. La tecnica utilizzata per costruire il parcheggio sarà quella del varo a spinta, che solitamente viene utilizzata per la costruzione di ponti: le varie sezioni dei primi due livelli saranno assemblate in loco e fatte scorrere con una cremagliera fino alla posizione definitiva. Questa modalità non è stata mai utilizzata per la costruzione di un parcheggio sopra i binari di una stazione. Il motivo per cui questa tecnica è stata scelta è per minimizzare l'impatto dei lavori sull'operatività della stazione dove quotidianamente 800 treni effettuano servizio. La durata dei lavori sarà di circa 50 mesi e la conclusione è prevista nel 2017.[8] Fonte: Wikipedia